Collezione di piatti in maiolica fine Italia nell’800


L’idea di questa collezione mi è venuta circa quindici anni fa quando un carissimo amico in visita da noi in Sicilia mi regalò un piatto di maiolica fine raffigurante una veduta della Sicilia.

Veramente la prima idea fu quella di collezionare piatti in maiolica fine raffiguranti la Sicilia ma presto mi resi conto che la cosa era molto complicata perché di piatti raffiguranti soggetti siciliani non è che ce ne fossero poi tanti in giro per l’Europa.

A poco a poco invece notai che il soggetto ideale della collezione sarebbe potuto essere la storia e le immagini dell’Italia. Naturalmente parliamo dell’ottocento, dai primissimi del secolo al 1880 circa.

Oggi la collezione, che è probabilmente una delle più importanti del suo genere, consta di circa duecentocinquanta piatti, tutti appesi nella stanza da pranzo della mia casa nella proprietà di Taormina.

L’idea di decorare un piatto con un paesaggio o con l’immagine di un monumento non era certamente nuova a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento: basti pensare alle splendide vedute che decorano servizi di porcellana della manifattura di Sèvres o della Real Fabbrica di Napoli. Ma si tratta in questi casi di piatti di finissima porcellana sui quali un artista esegue una miniatura, sovente di eccezionale livello. Si tratta di pezzi unici, costosissimi già all’epoca della fabbricazione, destinati alle corti o all’aristocrazia.

Parallelamente a tale tipo di produzione, a partire dalla fine del Settecento si diffonde in Europa la maiolica fine (faience fine) detta in francese anche “terre de pipe”, che imita i prodotti inglesi. Infatti, in Gran Bretagna, questo tipo di maiolica era stato inventato nel 1740 ed esportato soprattutto in Francia. E proprio in Francia, soprattutto per opporsi alla massiccia importazione di prodotti inglesi, assistiamo, all’inizio dell’Ottocento , alla nascita di manifatture quali Creil, Choisy-Le-Roi e Montereau, nelle quali si fabbricano in gran numero pezzi “façon anglaise”. Trattandosi di una produzione industriale , destinata ad un vasto pubblico formato soprattutto dai ceti borghesi emergenti e ricchi, è allora nel contempo inventato un metodo di decorazione che non consiste più nell’esecuzione di una miniatura su porcellana, bensì nella trasposizione sulla maiolica fine di un’immagine stampata (procedimento “transfer print”).

A partire dai primi dell’ottocento inizia una produzione massiccia di piatti (soprattutto da dessert), ma anche di zuppiere, salsiere, insalatiere, sulle quali sono raffigurate scene mitologiche o storiche, scene di genere, favole di La Fontaine, e vedute (Parigi, castelli francesi, l’Inghilterra, la Germania, la Svizzera e naturalmente anche l’Italia).

La manifattura di Creil era stata fondata nel 1797 e soltanto nel 1840 si fuse con quella di Montereau, divenendo “Creil e Montereau”. Sotto tale ragione sociale fu prodotto un gran numero di serie di piatti da dessert sui temi più disparati, dalla caccia al Vangelo, dai grandi della Letteratura alle scene di vita militare, dai giuochi di carte ai rebus.

Anche l’epopea Napoleonica suggerì la creazione di innumerevoli piatti, alcuni coevi, altri databili al 1840/1870 e molti rappresentano anche le Campagne di Napoleone in Italia.

Nel 1840 nasce a Milano la famosa “Società Ceramica Richard” che, nel 1896, assorbì l’altrettanto famosa società Ginori di Firenze, dando origine alla “Richard-Ginori”.  Fu proprio la “Società Ceramica Richard” di Milano a produrre, tra il 1861 ed il 1870, una serie di sei piatti da dessert raffiguranti le principali città italiane.

2 Commenti a “Collezione di piatti in maiolica fine Italia nell’800”

  1. laura ghisetti giavarina scrive:

    ho guardato i suoi magnifici piatti. Anche io ne ho diversi. Purtroppo con il forte terremoto che ha devastato L’Aquila ne ho perso qualcuno che cadendo è andato in mille pezzi.Erano della serie delle città di cui vedo che lei ha Torino. Saprebbe dirmi dove potrei acquistarli, me ne basterebbe anche uno solo.
    La ringrazio
    Laura Ghisetti Giavarina

  2. Gabriele Alliata Villafranca scrive:

    Gentile Signora Ghisetti Giavarina,
    come saprà sono piatti di fabbricazione otocentesca per cui è difficile dirle “dove potrebbe acquistarli”.
    Diciamo che la Francia è il paese dove ancora si trova qualcosa. Delle città italiane ci sono varie tipologie diverse tra di loro. Famosa quella della Richard (prima della fusione con la Ginori)…
    Facciamo così, se trovo qualcosa la avviso senz’altro o magari compro il piatto e poi lo spedisco al suo indirizzo…
    Mi spieghi meglio cosa ha e che cosa cerca perchè questo aiuta senz’altro…
    A presto
    G: Villafranca

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento